A 50 anni dal sisma, il contributo dei lavoratori e dei sindacati per trasformare il fango in futuro, dando vita al Modello Friuli.
Sei maggio 2026, sono passati 50 anni dal devastante sisma che, il 6 maggio del 1976, ha distrutto una considerevole parte del territorio del Friuli-Venezia Giulia, provocando lutti e danni. Quest’anno saranno in molti a ricordare quella data e noi lo vogliamo fare presentando, dal nostro Archivio Storico, alcuni documenti e foto di allora a testimonianza dello sforzo del Sindacato in quell’impegno di solidarietà che ha riguardato tutte le parti della società, nessuna esclusa.
Il terremoto del Friuli del 1976 rappresentò non solo una tragedia umana e materiale, ma anche un momento cruciale di mobilitazione sociale e civile. In quel contesto, i Sindacati dei lavoratori svolsero un ruolo importante, che andò ben oltre la tradizionale difesa dei diritti sul lavoro.
I principali sindacati italiani, CGIL CISL UIL, si attivarono rapidamente dopo il sisma, organizzarono raccolte di fondi e beni di prima necessità, promossero tra i lavoratori l’invio di volontari, coordinarono aiuti logistici dalle fabbriche e dai territori.
Il terremoto colpì duramente anche il tessuto produttivo del Friuli, molte fabbriche furono distrutte o danneggiate, migliaia di lavoratori rimasero senza occupazione.
Il sindacato intervenne contrattando per difendere i posti di lavoro nella fase di emergenza, quindi garantire la continuità salariale, gli ammortizzatori sociali, misure straordinarie di sostegno e, ove possibile, favorire la ripresa delle attività.
Uno degli aspetti più significativi nella fase di ricostruzione fu la scelta di un coinvolgimento ampio dove le organizzazioni sindacali parteciparono al dibattito su come ricostruire il territorio e, lo fecero, sostenendo un modello basato sulla partecipazione delle comunità locali. Il clima degli anni ’70 fu caratterizzato da un forte impegno politico e sociale: il Sindacato agì come intermediario tra cittadini, istituzioni e imprese rafforzando il legame tra mondo del lavoro e territorio.
L’efficace modello di solidarietà sviluppato dopo il terremoto del 1976, spesso citato come buon esempio di gestione dell’emergenza e ricostruzione, ha come caratteristiche sicuramente la centralità delle comunità locali:
- le decisioni sulla ricostruzione furono affidate in gran parte ai Comuni;
- una solidarietà diffusa nazionale ed internazionale, arrivarono aiuti da tutto il mondo;
- i finanziamenti furono gestiti con controlli rigorosi, questo ridusse sprechi e fenomeni di corruzione rispetto ad altre ricostruzioni italiane;
- un ampio coinvolgimento di volontari ben organizzati, che anticipò il moderno sistema di Protezione Civile;
- le prime strutture provvisorie furono realizzate in tempi brevi e la ricostruzione stabile partì relativamente presto rispetto ad altre esperienze degli anni passati e di quelli futuri.
Quello che è stato definito “modello Friuli” ha dimostrato che la combinazione di autonomia locale, partecipazione dei cittadini, solidarietà diffusa e buona e seria organizzazione pubblica può rendere la gestione di una catastrofe molto più efficace.
Dalla sezione fotografie dell’Archivio Storico pubblichiamo una prima serie di foto del giugno 1976 che mostrano i volontari provenienti dalle fabbriche dell’isontino impegnati nella sistemazione di case prefabbricate nella zona di Resia (1), successivamente, nel gennaio del ’77, con la presenza della neve e l’urgenza di dare un tetto a chi ha perso la casa, nella zona di Nimis i lavoratori volontari provenienti dall’Italcantieri sono impegnati con la costruzione di prefabbricati (2); sempre con la neve altri volontari del cantiere navale operano per la costruzione di un villaggio prefabbricato (3); inadeguatezze tecniche e finanziarie, ritardi nella sistemazione delle abitazioni temporanee, assenza di prospettive di ricostruzione e sviluppo, portano ad una serie di manifestazioni promosse dalle OO.SS: dall’archivio certifichiamo quella del 16 luglio 1977 a Udine (4) e quella del novembre ’77 a Gemona (5).
(1) Giugno 1976 – Resia – Volontari dalle fabbriche dell’isontino
(2) Gennaio 1977 – Nimis – Lavoratori dell’Italcantieri
(3) Gennaio 1977 – Moggio Udinese – – Lavoratori dell’Italcantieri
(4) Luglio 1977 – Udine – Manifestazione per la ricostruzione
(5) Novembre 1977 – Gemona – Manifestazione per la ricostruzione
In questa parte del blog, pubblichiamo una serie di comunicati conservati nei faldoni del nostro archivio che illustrano una parte delle attività svolte successivamente alle due scosse che hanno devastato il Friuli. Il primo volantino (1) riguarda la sospensione di uno sciopero per il rinnovo del CCNL programmato dalla Funzione Pubblica per la giornata del 7 maggio 1976, successivamente troviamo un volantino (2) del 10 maggio firmato dalla segreteria provinciale dell’ FLM dove si lancia una prima sottoscrizione nelle fabbriche a sostegno dei terremotati, seguito da uno delle confederazioni CGIL CISL UIL provinciali che indicano i centri di raccolta di materiali utili da far pervenire nelle zone devastate; il 12 maggio 1976 il Comune di Monfalcone congiuntamente con le OO.SS. dirama un bollettino (3) con i primi interventi compiuti a favore delle popolazioni colpite dal terremoto e gli impegni da farsi; il comunicato successivo (4) è un resoconto del 30 giugno dei fondi raccolti presso gli stabilimenti Italcantieri; nel frattempo si teme anche per l’incolumità di strutture esterne all’epicentro del terremoto e vediamo un verbale (5) che certifica delle criticità presso lo stabilimento Detroit di Ronchi dei Legionari; il documento successivo redatto dall’Amministrazione comunale (6) di Monfalcone rendiconta prevalentemente sul numero dei volontari partiti alla volta del Friuli dalle singole aziende del territorio; in settembre del 1976 CGIL CISL UIL FVG denunciano in questi comunicati (7) i ritardi e le inadempienze, tanto più dopo la riprese di altre disastrose scosse, inadeguatezze che non possono che portare ad una prima mobilitazione; segue l’estratto di un articolo (8) de IL PICCOLO dove viene illustrata l’intesa tra FLM e Italcantieri per l’invio di volontari nelle zone terremotate, seguito da un dettagliato volantino (9) dove il Consiglio di Fabbrica del cantiere navale denuncia i ritardi nell’installazione dei prefabbricati; in ottobre del 1979 vediamo invece la Piattaforma sindacale (10) per la ricostruzione presentata da CGIL CISL UIL del FVG, PN, UD; chiudiamo la testimonianza con il volantino (11) che ricorda la commemorazione del 2016 con la presenza a Gemona e Venzone dei tre segretari Nazionali di CGIL CISL UIL.
(01 – 11) Raccolta di volantini conservati nell’Archivio Parenzan
Oltre ai documenti del nostro archivio, ci è sembrato utile corredare il nostro contributo al ricordo, con una pubblicazione, presentata nel 1986 dal giornale Il Messaggero Veneto (Essere Friuli, prefazione di Vittorino Meloni), dove si valorizzava il lavoro di ripresa del Friuli terremotato mettendo a confronto fotografie fatte nell’immediatezza della tragedia con quelle di 10 anni dopo, una sorta di “work in progress” che si è conclusa con quella ricostruzione che è ancora un riferimento per tutti.
Sfoglia qui la pubblicazione del Messaggero Veneto “Essere Friuli” del 1986 (attendi il caricamento):
Oppure scarica qui il file della pubblicazione in PDF (47.541 KB):
































































